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Nulla
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Il termine mwbanulla vuole indicare:

• o l'mwbwassenza di ogni cosa, un'assoluta mancanza di realtà, dall'origine etimologica nel latino mwcanūlla - neutro plurale dell'aggettivo nullus -a -um ("nessuno") - che si può rendere come "nessuna cosa",
• o il mwcgcontrario di "qualcosa", lemma quest'ultimo che etimologicamente è reso in latino con mwcwnonnihil (il non niente) dove viene utilizzato il termine mwdanihil.

Il termine nel linguaggio comune viene sentito come equivalente nel significato al vocabolo più usato mwdgmwdwniente che ha un'etimologia incerta e complessa tra cui quella di mweanon ente, significato che in filosofia fu adottato da mweqHeidegger.

Contents

Note

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Filosofia antica

Nella storia del pensiero occidentale il concetto viene trattato per la prima volta dalla scuola degli mwfqEleati che, in accordo con la dottrina che afferma che solo l'mwfgEssere esiste, sostengono con mwfwParmenide che il non-essere non è, e quindi non è nulla.

Fuori dell'Essere non può esistere nulla, perché il non-essere, secondo mwgqlogica, mwggnon è, per sua stessa definizione.

Il mwhapensiero è la via maestra per cogliere la verità dell'Essere: «Infatti lo stesso è pensare ed essere»,cite-ref-1[1] a indicare come l'Essere si trovi nel pensiero. Pensare il nulla è difatti impossibile, il pensiero è necessariamente pensiero dell'essere di qualcosa.

Per la necessità di giustificare la molteplicità delle mwigidee nel mondo della perfezione e quindi come fosse possibile la coesistenza di una molteplicità di esseri - implicante il mwiwdivenire contingente - con la perfezione delle singole idee, mwjaPlatone dimostra la possibilità di una coesistenza di essere e non-essere, senza che questo introduca il divenire, sostenendo che ciascuna idea è quella che è (essere) ma che nello stesso tempo mwjqnon è (non essere) nel senso che mwjgè diversa (essere) da tutte le altre.

Infatti le cose sono e insieme non sono nella loro partecipazione allmwka'mwkqessere.

Quindi il non essere nel senso di mwkwdiversità viene a coincidere con l'essere e dunque si può pensare anche il nulla intendendolo come «non-essere dell'essere di qualcuno».cite-ref-2[2]

Con l'avvento dei mwmqsofisti la polemica sull'essere e sul non essere viene messa da parte dichiarando che ciò che conta per la filosofia non sono queste astratte discussioni ma ciò che procura vantaggio per l'uomo «misura di tutte le cose».

Dopo un lungo intervallo la riflessione sul nulla riemerge nel mwmwneoplatonismo che rilevava come la polarità di tutte le cose del mondo, costituita dalle due estremità, permetteva di stabilire un rapporto mwnadialettico tra di esse, essendo l'una il negativo dell'altra. Ad esempio, la mwnqverità (assunta come il polo positivo) diventava definibile tramite il suo negativo, ovvero la falsità.

Così, pur affermando che l'ente supremo, l'mwnwUno si trova al di là di tutto, persino del pensiero mwoalogico, il sistema neoplatonico non intendeva presentarsi come un mero salto nell'mwoqirrazionale o nell'mwogintuizione mwowmistica, ma diventò anzi quella corrente filosofica che ha fornito al mwpapensiero occidentale lo strumento critico della mwpqteologia negativa.

L'Uno è indefinibile di per sé, in quanto se definito verrebbe delimitato; ma ci si può avvicinare a Lui dicendo piuttosto ciò che lmwpw'mwqaUno non è, eliminando cioè tutti quegli attributi che altrimenti lo renderebbero finito: non è volontà, né atto morale, né coscienza. L'Uno, Dio, non ha alcuna caratteristica: come nel pensiero mwqqaristotelico la materia prima era definita assoluta privazione di forma così l'Uno è superiore e non riconducibile all'Essere per cui, come verrà detto dal mistico tedesco mwqgJacob Böhme, esso è il mwqwNihil aeternum (Nulla eterno).

Cristianesimo

Il mwrgcristianesimo utilizza il concetto di nulla per definire l'opera di Dio come mwrwcreazione intesa come un far essere dal nulla (mwsaex nihilo)cite-ref-3[3] Il Dio creatore è colui che dà origine dal nulla alle cose le quali sono imperfette e contingenti proprio perché vengono dal nulla. Ciò che gli esseri hanno di perfetto deriva dall'ente perfettissimo, mentre ciò che è in loro manchevole proviene dal nulla.

mwtgSant'Agostino riprende la concezione del nulla - inteso come non essere a proposito del problema del mwtwmale - collegandolo al tema della creazione: tutte le cose sono state create da Dio, Dio è sommamente buono, per cui tutte le cose da lui create sono buone. Avendo Egli creato le cose, queste stesse cose create saranno altro da Lui. Dunque non possono partecipare appieno della sua perfezione, del suo sommo grado di bontà. Dio perciò deve aver creato tutti gli enti e, dunque, tutti i beni (sia materiali che spirituali), disponendoli su una "scala gerarchica" tale che il male metafisico è assenza di "essere" (dove per essere si intende la perfezione), privazione di realtà. «Il male è nulla»cite-ref-4[4] In questo modo per esempio la cecità non è di per sé una realtà negativa ma assenza della vista, unica realtà buona. Così Agostino si ricollega alla concezione di mwvaPlotino e attraverso questo alla identificazione di Platone del bene con l'mwvqessere.

Filosofia moderna

mwwaCartesio nelle sue mwwqMeditationes de prima philosophia, riprenderà la concezione agostiniana sul male come nulla.cite-ref-5[5]

Dall'inconsistenza concettuale del nulla mwxwJohn Locke ricava la prova dell'esistenza di Dio:

«Dio non ci ha dato idee innate di sé, non ha stampato caratteri originali nel nostro spirito, nei quali possiamo leggere la sua esistenza; tuttavia, avendoci forniti delle facoltà di cui il nostro spirito è dotato, non ci ha lasciato senza una testimonianza di se stesso: dal momento che abbiamo senso, percezione e ragione, non possiamo mancare di una chiara prova della sua esistenza, fino a quando portiamo noi stessi con noi. Non c’è verità più evidente che questa, che qualcosa deve esistere dall’eternità. Non ho mai sentito parlare di nessuno così irragionevole o che potesse supporre una contraddizione così manifesta come un tempo nel quale non ci fosse assolutamente nulla. Perché questa è la più grande di tutte le assurdità, immaginare che il puro nulla, la perfetta negazione e assenza di tutte le cose producano mai qualche esistenza reale. Se, allora, ci deve essere qualcosa di eterno, vediamo quale specie di essere deve essere. E a questo riguardo è assolutamente ovvio ragionare che debba necessariamente essere un essere pensante. Infatti pensare che una semplice materia non pensante produca un essere pensante intelligente è altrettanto impossibile quanto pensare che il nulla produca da se stesso materia.

»

Per mwzgHegel il nulla non può essere concepito se non contrapponendolo all'essere e scoprendo così che nella loro indeterminatezza iniziale essi si identificano.

La differenza che il senso comune percepisce tra l'essere e il nulla non esiste affatto; sentirli come diversi è una nostra creazione.

Al pari del nulla, l'essere, infatti, nella originaria costituzione, deve apparire privo di ogni caratteristica, assolutamente vuoto come il nulla.cite-ref-7[7]

L'essere e il nulla si presentano entrambi contrapposti quando si costituisce l'«essere determinato» che è concepibile come formato tanto dall'essere quanto dal nulla, una volta che questi hanno persa la loro astrattezza con l'intervento delle mwbgcategorie che attribuiscono loro un contenuto successivamente sempre più ampio.

L'essere e il nulla, secondo Hegel, convivono realmente nel divenire che è un continuo passaggio dei due opposti.

Riprendendo la concezione mwcqspinoziana secondo cui «ogni determinazione è una negazione» (mwcgOmnis determinatio est negatio).cite-ref-8[8] nel senso che ogni caratteristica che assume l'essere avviene con una negazione rispetto alla totalità, Hegel afferma che ogni determinatezza attesta la presenza del nulla come negatività.

XX secolo

Mentre mweqBenedetto Croce, rifacendosi alla speculazione agostiniana, pone la tematica del nulla nell'ambito della mwegmorale, negando ogni validità teorica a questo genere di speculazionecite-ref-9[9], mwfwHeidegger la considera un argomento metafisico centrale ispirandosi al significato di nulla come niente, "non ente". Il nulla infatti non deve essere inteso come un'entità negativacite-ref-10[10] ma piuttosto come la rivelazione della nullità dell'ente e quindi di tutti gli enti che hanno questa caratteristica come determinante il loro essere. Attraverso l'esperienza dell'"mwhaangoscia" di tipo mwhqkierkegaardiano, emerge l'insignificanza sia degli esseri che della nostra esistenza in bilico tra l'essere e il nulla.

mwhwSartre riprende quest'ultima tematica nell'opera mwiaL'essere e il nulla dove il nulla è definito come l'«essere-per-sé», coincidente con la nostra mwiqcoscienza che agisce liberamente e mette in atto realtà che nella loro entità sono nulla. Gli enti del mondo invece sono «essere-in-sé» in quanto nella loro essenza priva di determinazioni ben identificano l'essere.
L'essere afferma Sartre precede il nulla ma come quest'ultimo discenda dal primo non rimane chiarito.

Secondo mwjaBergson «L'esistenza mi sembra una vittoria sul nulla. Se mi chiedo perché esistano i corpi o le menti piuttosto del nulla, non trovo risposta. Ma che un principio logico, come per esempio A = A, abbia il potere di creare sé stesso, trionfando sul nulla per tutta l'eternità, ciò mi sembra naturale.»cite-ref-11[11]

Bergson afferma inoltre che bisogna distinguere il "nulla assoluto", che è impensabile nella sua assurdità, dal "nulla relativo" che è quello che si manifesta come qualcosa di esistente nel momento in cui ci aspettiamo che accada qualcosa che alla fine non si verifica: quando affermiamo: «non c'è nulla», vogliamo significare la mancanza di mwkgqualcosa che desideravamo si realizzasse.cite-ref-12[12]

La speculazione sul nulla viene emarginata dal pensiero di mwmaRudolf Carnap che definisce insensate le affermazioni metafisiche che pretendono di parlare del nulla. Esse infatti pur avendo una forma sintattica corretta linguisticamente in effetti sono logicamente non corrispondenti al termine linguistico. Quando noi diciamo: «In quel luogo non c'è nulla» non dobbiamo credere che ci sia un qualcosa che la metafisica identifica con il nulla, ma piuttosto quella frase equivale a dire: «Non c'è qualcosa che sia in quel luogo», dunque qualcosa che esiste in quel caso è assente. Il nulla è un equivoco linguistico. La parola «nulla», usata in generale, non indica nulla non essendo un sostantivo vero e proprio, bensì un mwmqquantificatore e quindi, come tale, può essere usato solo relativamente ad un'unità positiva e precisa.cite-ref-13[13]

Note

cite-note-11. Fr. 3 della raccolta mwpaI presocratici di Diels/Kranz, p. 483.
cite-note-22. Platone, mwqqSofista 241 b - 242 d
cite-note-33. mwrqGenesi mwrgmwrwmwsaGenesi 1,1, su mwsqlaparola.net.; mwsgLettera ai Romani mwswmwtamwtqRomani 4,17, su mwtglaparola.net.
cite-note-44. S.Agostino, mwugDe ordine II. 7, 23
cite-note-55. Cartesio, mwvgMeditationes de prima philosophia, parte centrale della VI Meditazione.
cite-note-61. J. Locke, mwwgSaggio sull'intelletto umano, III, cap. X in mwwwGrande Antologia Filosofica, Marzorati, Milano, 1968, vol. XIII, pag. 655
cite-note-77. Hegel, mwxwScienza della logica, parte iniziale
cite-note-88. Il concetto venne riportato per la prima volta in una lettera di Spinoza a mwywJarig Jelles del 2 giugno 1674 ("Quia ergo figura non aliud, quam determinatio, et determinatio negatio est" / "Poiché la figura non è altro che la determinazione, e la determinazione è una negazione") e si diffuse ampiamente attraverso le opere di Hegel.
cite-note-99. «Perché l'essere piuttosto che il nulla non è qualcosa di diverso dal problema del male» (B. Croce mwzwOpere I pag 162)
cite-note-1010. M. Heidegger, mw0wChe cos'è la metafisica (1929)
cite-note-1111. H. Bergson, mw1wL'évolution créatrice, (1907), cap.IV, p. 300.
cite-note-1212. H. Bergson, mw2wL'évolution créatrice, cap.IV
cite-note-1313. R. Carnap, mw3wIl superamento della metafisica attraverso l'analisi logica del linguaggio. 1932

Bibliografia

• mw4wI presocratici. Prima traduzione integrale con testi originali a fronte delle testimonianze e dei frammenti di mw5aHermann Diels e mw5qWalther Kranz, a cura di mw5gGiovanni Reale, Milano, Bompiani, 2006
• Massimo Donà, mw6aL'aporia del fondamento, Mimesis, Milano 2008.
• Sergio Givone, mw6gStoria del nulla, Laterza 1995.
• Emanuele Severino, mw7aLa struttura originaria, Adelphi, Milano 1981.
• Emanuele Severino, mw7gIntorno al senso del nulla, Adelphi, Milano 2013.
• Marco Simionato, mw8aNulla e negazione. L'aporia del nulla dopo Emanuele Severino, prefazione di E. Severino, Pisa University Press 2012.

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Collegamenti esterni

• citerefsep-nothingness(EN) Roy Sorensen, Nothingness, in Edward N. Zalta (a cura di), Stanford Encyclopedia of Philosophy, Center for the Study of Language and Information (CSLI), Università di Stanford.